Amore, attaccamento, e bambini dimenticati in auto PDF Stampa E-mail
rubriche - Bolle di sapone

Bolle di sapone di questo mese recensisce due testi legati dal filo rosso della ricerca di una risposta etica sia attraverso i costrutti della psicologia cognitiva sia attraverso la fisiologia molecolare. Con "Attacamento e amore", di Grazia Attili, desidero riprendere il tema dell’Eros e di come viene declinato all’interno delle relazioni affettive, come gli andiamo incontro, quali sono gli stereotipi e le paure che ci portiamo dentro. Come si intrecciano in noi coraggio e disciplina nell’accompagnare la passione amorosa e come le ombre dell’incertezza ci fanno vivere il rischio che il desiderio mette in gioco. Quali sono  gli strumenti che la nostra società post moderna ci fornisce per affrontare il rischio di perdita di punti di riferimento che l’amore può dare.

Con “Bambini dimenticati”, l’inchiesta pubblicata da Internazionale del 17/23 giugno, scritta da Gene Weingarten, giornalista del Washington Post, voglio discutere dell’impatto che un incerto presente e i ritmi di produzione/lavoro possono avere sulle relazionali affettive e sulla qualità della vita, portare interrogativi sulle modalità relazionali che la società post-moderna sollecita e sulle questioni etiche che si trova ad affrontare.
Non mi sento di condividere gli approcci teorici di entrambe le autrici ma trovo stimolante la loro modalità di individuare risposte che possono aiutarci ad elaborare una etica amorosa maggiormente in sintonia con  le scelte personali.

Grazia Attili, Attaccamento e amore Cosa si nasconde dietro la scelta del patner? Editore Il Mulino coll. Farsi una idea p. 137- € 9,80

Sulla traccia di Sigmund Freud che scriveva: ”dove amiamo non proviamo desiderio e dove lo proviamo non possiamo amare”, sembra che l’educazione sentimentale, amorosa, passionale che abbiamo appreso dalle relazioni genitoriali, dalla narrativa cinematografica, giornalistica o letteraria non possa prescindere dall’interrogarsi se quello che sta vivendo è innamoramento o amore, oppure desiderio che tende alla passione amorosa.

Grazia Attili prova ad elaborare una teoria della vita affettiva che sul crinale tra biologia e cultura delinea una prassi amorosa a partire da una semplice domanda: “E’ proprio vero che il desiderio, l’innamoramento, l’amore, l’attaccamento sono dimensioni separate e contrastanti della vita affettiva? Utilizzando i postulati dell’approccio evoluzionistico e i postulati elaborati dallo psichiatra inglese John Bowlby (teoria dell’attaccamento) l’autrice cercherà di dimostrare che l’amore così come lo intende l’immaginario collettivo è solo una fase della relazione, che il desiderio e l’eccitazione non sono in contrasto con l’amore, che l’amore non è l’antitesi dell’attaccamento ma che è proprio quest’ultimo che tiene legati i partner della coppia, e che è il processo di attaccamento che porta gli amanti e poi la coppia stabile (coniugi e non) a provare, nelle fasi del loro rapporto, particolari emozioni, ciascuna funzionale al buon andamento della reazione.

L’amore secondo questa teoria, che utilizza i costrutti della psicologia cognitiva sia le concettualizzazioni del neodarwinismo, può essere considerato sinonimo di attaccamento e può essere visto come frutto dell’evoluzione, della filogenesi e per questo essere ancorato nel nostro patrimonio genetico ed assimilabile nelle sue funzioni, all’amore che lega un bambino alla madre. All’interno di questa opera il rapporto madre/bambino viene utilizzato per capire la complessità del legame d’amore tra gli adulti e non per rappresentare una tautologia. Cioè non si vuol dire che si ama il proprio partner come se questi fosse la propria madre. L’obiettivo è quello d’ essere “uno strumento  che possa aiutare a capirsi ….. e far si che l nostre sofisticate capacità cognitive possano essere utilizzate per difendersi dai nostri meccanismi mentali…… che potrebbero  venir utilizzati, in maniera inconsapevole, per amare in maniera distorta e per costruire legami sentimentali infelici”.

internazionalecopertina"Internazionale" di venerdì 17 giugno 2011.

L’inchiesta condotta da Gene Weingarten, di "The Washinton Post",  si interroga su quali fattori umani, sociali e comportamentali possano indurre i genitori, anche i più premurosi e attenti, a scordarsi un figlio di pochi mesi in macchina.

L’articolo inizia con la descrizione delicata e toccante di un processo nello Stato del Virginia al signor Miles Harrison di 49 anni, per proseguire a narrare di fatti accaduti in altri Stati d’America in una equità di rappresentanza di genere non in ossequio alla prassi “political corect” ma nella lucida e toccante consapevolezza che potrebbe accadere sia a donne sia a uomini. “Non esiste un profilo ricorrente scrive Gene Weingarten “… Dei tredici intervistati per questo articolo alcuni erano introversi altri estroversi. C’erano persone dolci, cupi, stoiche ed estremamente fragili” ma tutti ci impongono  di comprendere perché succede alle persone a cui succede.

Attraverso l’intervista al docente di fisiologia molecolare David Diamond, Gene Weingarten ci fornisce una ipotesi.  “David Diamond prova a spiegare: “La memoria è una macchia, e non è infallibile. La nostra mente cosciente ordina le cose a seconda della loro importanza , ma a livello cellulare la memoria non procede così….”, “ Diamond ha scoperto  che, in certe circostanze, la parte più  raffinata del nostro centro di elaborazione del pensiero può essere presa in ostaggio da un sistema di memoria concorrente, un area primitiva del cervello antica quanto i dinosauri, che è per definizione disattenta, cocciuta, non analitica e stupida”….. “Secondo Diamond , quando una situazione richiede gesti automatici e di routine, l’animale umano fa entrare in gioco i gangli di base nel ruolo di pilota automatico ausiliare. Mentre la corteccia prefrontale e l’ippocampo sono impegnati a programmare la giornata, i gangli di base, ignoranti ma efficienti guidano la macchina.”

A questa ipotesi viene affiancata una informazione semplice che induce a riflettere. Vent’anni fa la disgrazia dei “bambini dimenticati” era poco frequente. “Poi, nei primi anni novanta, gli esperti di sicurezza stradale dissero che l’airbag del posto passeggero poteva essere mortale per i bambini e raccomandarono di spostare i seggiolini sul sedile posteriore. In seguito, per aumentare la sicurezza dei piccoli, dissero che i piccoli dovevano essere rivolti verso il lunotto posteriore. Pochi esperti immaginavano che rendere i piccoli meno visibili avrebbe avuto conseguenze così tragiche.”

Marina Mariani

giugno 2011

 
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