Resoconto e slides seminario "La riproduzione e l'IVG in Italia, tra etica e scienza: uno sguardo socio-antropologico" PDF Stampa E-mail
Approfondimenti - Salute sessuale e riproduttiva

LOGO_BLIMUNDELunedì 10 dicembre 2012 si è tenuto presso la Clinica Mangiagalli un'importante seminario sul tema: "La riproduzione e l'IVG (interruzione volontaria di gravidanza) in Italia, tra etica e scienza: uno sguardo socio-antropologico", organizzato e patrocinato dal Corso di Laurea in Ostetricia dell'Università degli Studi di Milano in collaborazione con l'Associazione Blimunde – Sguardi di donne su salute e medicina.

La sala gremita e la presenza di molti volti giovani, in maggioranza studentesse del corso di ostetricia e di medicina, hanno testimoniato l'interesse e l'urgenza e la necessità di un dibattito accademico-scientifico sull'argomento. Riportiamo qui un resoconto del seminario e le slides presentate dalle relatrici.

Scriviamo – e ribadiamo – importante, poiché l'IVG è un tema caldo dell'attualità e, nel nostro Paese, è spesso al centro del dibattito politico e religioso, mentre non è oggetto di investigazione accademico-scientifica, eccezion fatta per gli studi di bioetica. Poche sono infatti le ricerche realizzate in Italia sia in ambito medico-scientifico che nell'ambito delle scienze sociali su questo tema e sui temi ad esso correlati, quali la sessualità e la contraccezione (gli unici dati disponibili sono le statistiche prodotte annualmente dal Ministero della salute sull'IVG).

 

Momento centrale della serata è stata la presentazione dei risultati preliminari di una ricerca di taglio socio-antropologico sull'esperienza e le opinioni dei ginecologi italiani sull'IVG e l'obiezione di coscienza condotta a Milano e Roma dalla Dott.ssa Silvia De Zordo, antropologa e ricercatrice presso l'Università di Londra-Goldsmiths College, e due assistenti di ricerca, di cui una, Lia Lombardi, sociologa e docente a contratto presso l'Università degli Studi di Milano, era presente come relatrice al seminario.

Questa ricerca evidenzia come l' "obiezione di coscienza" non sia sempre motivata da forti convinzioni individuali, morali e religiose, contro l'aborto. La maggioranza dei ginecologi/e obiettori/trici intervistati/e nelle due città ha infatti riconosciuto che l'aborto legale è un diritto fondamentale delle donne e che una Legge è necessaria per evitare le tragiche conseguenze dell'aborto clandestino, anche se, hanno sottolineato molti ginecologi, obiettori e non, alcuni aspetti della Legge, quale il limite di tempo per l'IVG nel secondo trimestre, andrebbero chiariti meglio, e si dovrebbe investire di più nella prevenzione, tramite il potenziamento dei Consultori e l'educazione sessuale nelle scuole.

Il problema che molti ginecologi/e hanno sottolineato, soprattutto gli/le operatori/trici della 194, è che fare IVG o assistere le donne durante una IVG significa fare un lavoro considerato "in più", non essenziale, un lavoro poco gratificante, "sporco". Non solo, infatti, non è considerato stimolante dal punto di vista clinico, anche a causa della mancanza di aggiornamento su tecniche e studi internazionali riguardanti l'IVG (aggiornamento che sarebbe invece previsto dalla Legge 194), ma è anche un lavoro non riconosciuto, anzi svalorizzato e svalorizzante e quindi stigmatizzante, spesso osteggiato da colleghi e primari obiettori, con delle ricadute importante sul piano della carriera per chi sceglie di applicare la Legge 194 e di offrire un servizio che Ospedali e Regioni sono tenuti per Legge ad assicurare (cosa che non sempre accade, soprattutto in provincia e nelle regioni meridionali).

L'aborto, ha sottolineato nel suo intervento Lia Lombardi, sociologa presso l'Università degli Studi di Milano e ricercatrice presso il Settore Salute e Welfare della Fondazione ISMU, non è stato stigmatizzato e criminalizzato sempre ed ovunque, in ogni epoca storica, cultura e religione. Al contrario, Lia Lombardi ha evidenziato quanto l'IVG sia, da un punto di vista storico-sociologico, un fenomeno universale, una pratica "antica quanto il mondo" che, in momenti storici e in culture diverse, è stata accettata, tollerata o, al contrario, criminalizzata, come è accaduto in molti paesi cattolici nell'età moderna. La sociologa milanese ha poi presentato e commentato gli ultimi dati sull'IVG delle donne italiane e straniere residenti in Italia, che dimostrano la costante diminuzione dell'abortività delle donne italiane e il recente sensibile decremento dei tassi di abortività delle donne straniere, in correlazione con le mutate condizioni sociali e migratorie.

Claudia Mattalucci, ricercatrice in antropologia culturale presso l'Università di Milano-Bicocca, ha invece analizzato, nella sua presentazione, le retoriche "pro-life" e il ruolo che al loro interno occupa quella che, in alcuni studi psicologici internazionali, è stata definita "sindrome post-aborto". Ha quindi messo a confronto tali retoriche con le testimonianze di donne che hanno vissuto l'IVG per motivi e in momenti differenti. Le storie di vita che ha raccolto dimostrano come esperienze soggettive e "mondi morali locali" distinti inducano diverse percezioni e scelte in merito ad accadimenti apparentemente "uguali", e come l'aborto possa essere traumatico per alcune donne, mentre per altre esso si configuri come un episodio non particolarmente doloroso. L'esperienza dell'aborto e le sue conseguenze dipendono infatti dai valori dominanti nel mondo che i soggetti abitano, oltre che dal momento della vita e dal modo in cui l'intervento viene effettuato. Il fatto che l'aborto sia più o meno stigmatizzato da amici, parenti e anche dagli operatori di salute, ha un impatto importante sull'esperienza soggettiva delle singole donne.

Attraverso la propria testimonianza diretta, la Dott.ssa Anna Uglietti, ginecologa ospedaliera e responsabile del settore IVG presso la Mangiagalli, ha infine evidenziato i luoghi più bui di quello che, ha confermato, viene considerato da molti/e operatori/trici un "lavoro sporco", ancorché essenziale, mettendo a nudo anche il rischio di "burn-out" che spesso coinvolge chi oggi decide di occuparsi di IVG.

L'ultima parola prima dell'interessante e vivace dibattito conclusivo è toccata a Roberta Sala, ricercatrice di filosofia politica presso la Facoltà di Filosofia dell'Università San Raffaele di Milano, che, in qualità di coordinatrice di discussione, ha messo in luce la "sottile" quanto ambigua differenza tra "obiezione di coscienza" e "disobbedienza civile".

L'obiezione di coscienza, un fatto necessariamente privato, intimo, in quanto tale deve infatti permettere il convivere delle libertà individuali, mentre in Italia, dati gli alti tassi di obiezione di coscienza (quasi 70% tra i ginecologi), essa viola con ogni evidenza la libertà individuale di chi opta per l'interruzione della propria gravidanza. Chi obietta in questo contesto è dunque più nella posizione del "disobbediente civile", perché limita in pratica l'attuabilità della Legge e minaccia, di conseguenza, il diritto delle donne all'IVG legale e sicura.

Questa è una distinzione fondamentale e andrebbe posta al centro del dibattito scientifico-accademico sull'IVG, che dovrebbe entrare, come hanno sottolineato numerosi interventi dal pubblico, nelle Università e negli ospedali italiani dove si formano i futuri ginecologi, infermieri e ostetriche.

Per approfondire:

Aborto e obiezione di coscienza: esperienze e opinioni dei ginecologi/he milanesi e romani. Relazione di Silvia De Zordo

L'aborto in ombra", tra universalità e legittimità. Andamento, pregiudizi, migrazioni. Relazione di Lia Lombardi

Retoriche pro-life, "sindrome postaborto" e pluralità dei mondi morali. Relazione di Claudia Mattalucci

Resoconto del seminario

 

 

 
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