Non mi sento un eroe. Mi sento un padre PDF Stampa E-mail
rubriche - Daddy’s forever

Un gruppo di padri, qualche sera fa, nella provincia milanese sprofondata nella nebbia. Si discute delle caratteristiche del padre di oggi; di quanto egli si discosti da un ideale che abbiamo tentato, insieme, di dettagliare, e del ruolo che gli compete nella società globalizzata del XXI° secolo. Un padre dice: "Ho letto un libro di uno psicologo; dice che ai padri è stato tolto tutto il suo potere e la sua autorità attraverso il divorzio e l'aborto, su cui non può dire nulla. Oggi i padri non contano più nulla perché decide tutto la donna." Di mio padre nel periodo della mia fanciullezza trattengo fotografie, frame di staticità, nessun movimento: seduto alla sua scrivania, nel suo studio. In spiaggia, nelle vacanze estive in Sicilia, o nelle Marche. Seduto sul divano, a guardare la televisione, il Festival di San Remo, lo sbarco sulla Luna. Non ricordo partite di pallone, percorsi in bicicletta, faticose camminate in montagna - eppur ci saranno state, so che ci sono state. Ma ricordo altro. Chissà perché.

Mio padre è figlio del suo mondo, del dopoguerra e del boom economico. Mio padre è stato padre quando essere padre voleva dire lavorare duro per portare a casa la pagnotta, e poco altro.

Suo figlio è stato bambino quando vivere in un piccolo paese voleva dire poter girare in bicicletta tutto il giorno, giocare in cortile con altri venti bambini, aspettarsi di poter avere il mondo tra le mani e poter vivere una vita migliore. Vivere a Milano invece voleva dire il rischio delle siringhe nei parchi, sulle scale della metropolitana. Gli scontri di piazza, la celere, i fumogeni.

Un mio amico mi dice: “Sono andato alla riunione di classe di mio figlio, alla scuola materna.
Eravamo pochi padri - e molte madri. Le maestre ci guardavano come alieni. Una ci ha detto - <<Ma che bravi questi papà di oggi!>>. Io mi sono arrabbiato. Non mi sento un eroe. Mi sento un padre.

La pubblicità trasmette immagini false ed irreali dei padri - e dei figli. Siamo tutti target - che vuol dire bersagli. E infatti, veniamo ossessivamente e continuamente bombardati da "inviti" ad acquistare per essere più sani, per essere più belli, per essere più sicuri. Per essere.

Essere padri oggi è un “dati insufficienti”, “non pervenuto”. Mammo, no grazie. Padre assente, non sia mai. Autorevole ed energico – “maschio”, insomma. Ma anche in armonia con il proprio lato femminile.

Che figlio sei stato da bambino, e che figlio sei adesso? Con quale ideale di padre ti scontri quotidianamente quando tuo figlio ti accoglie a casa, o fuori da scuola?
Lasciamo da parte gli integralismi di ogni genere, i preconcetti generazionali, le logiche di appartenenza, e apriamo un discorso, semplice e chiaro, su chi stiamo cercando di essere, ogni giorno, con i nostri figli. Al maschile.

Stefano Errico

 
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