Ma qual è la radice dell'autodeterminazione? PDF Stampa E-mail
rubriche - Natura è cultura

Accadeva trent'anni fa. Il 17 maggio 1981 l'88,40% votarono no all'abrogazione della legge 194 del 1978 che aveva depenalizzato l'aborto in Italia. La legge rimase, interrompere una gravidanza non sarebbe più stato reato. Che senso ha parlarne ancora, ormai dovrebbe essere acquisito: si nasce solo nell'accoglienza di una scelta. Si viene al mondo solo con un sì, e non un sì neutro, ma un sì declinato al femminile.

 

Noi esseri umani non nasciamo per “natura” come gli altri mammiferi che abitano il pianeta, ma per “cultura”. Un cucciolo di gatto nasce e basta, un cucciolo umano nasce nel libero arbitrio di sua madre. Nella scelta di una donna e di un uomo. Che senso ha parlarne, in Italia, nel 2011. Che problema c'è! Sarà casomai un problema da addetti ai lavori, da organizzazione di sistemi sanitari, mica un problema sociale. Eppure...

 

Parliamone con le addette ai lavori, appunto. Come le ginecologhe intervenute a un recente dibattito all'Unione femminile di Milano, che denunciano: non è mica tanto scontato, abortire senza ostacoli. Rilevano problemi delle minorenni con i giudici tutelari, quando capita che chiedano il consenso della famiglia anche se lei non vuole, in violazione dell'articolo 12 (1).

Denunciano l'aumento di difficoltà burocratiche. Rilevano che certi ospedali - tipo il San Raffaele di Milano - fanno la diagnostica prenatale, ma quando proprio grazie ad essa si riscontra una malformazione del feto la musica cambia, e l'aborto dopo il terzo trimestre devi trovare un altro posto per farlo, in violazione dell'articolo 6 (2). Sciagurata donna che hai in grembo un feto malconcio, arrangiati.

Denunciano che quello dell'obiezione di coscienza è un problema da affrontare sul serio, e che tanti servizi di interruzione di gravidanza vanno avanti solo grazie alla volontà di alcuni, con lunghe liste d'attesa che arrivano a tre, quattro settimane in violazione dell'articolo 8 (3):

Spiegano che i ginecologi e le ginecologhe oggi scelgono questo lavoro per farli nascere, i bambini, mica per farli morire.

Ma perché poi si dovrebbe cadere in questo increscioso incidente? Diamine, donne, un po' di attenzione, che ci vuole! Se una gravidanza non la vuoi, che problema c'è ad evitarla? I mezzi contraccettivi non sono mica proibiti, come nel lontano millenovecentosessanta. Sappiamo in tempo reale che cosa accade in Burundi, perché non dovremmo sapere che cosa accade all'interno del nostro corpo.

Accolta in un piccolo gruppo di giovani donne che parlano di sessualità e consultori, annoto qualche frase sul taccuino mentre la parola loro rimbalza da un punto all'altro del cerchio che hanno fatto intorno al tavolo... La gente non sa nulla di sesso... Il cosa deve entrare e dove per rimanere incinta, mica te lo dicono... Si parla poco di sesso tra ragazze, e quando lo si fa è in relazione alle azioni del ragazzo... C'è un atteggiamento libertario, ma è solo di facciata... Masturbazione? Questa cosa sembra che la facciano solo i maschi... Le lesbiche non fanno sesso, come si potrebbe fare sesso senza un pene?.. Un ragazzo che ha tante storie è figo, una ragazza puttana... I ragazzi sono arrossiti quando la ginecologa ha detto in classe che devono preoccuparsi del benessere della ragazza... Ho chiesto la pillola del giorno dopo al consultorio pubblico e mica me l'hanno data, anzi mi hanno pure trattato male... Un'amica mi ha chiesto se la pipì esce dallo stesso posto da cui escono i bambini... Mi hanno fatto il terzo grado solo perché volevo fare il test dell'Hiv!

Tante volte mi sono chiesta quale sia la radice dell'autodeterminazione. Oggi direi che sta nell'interrogarsi sul proprio bisogno, sul proprio desiderio, sul proprio bene. E' un'attenzione domandante che si condivide con altre, da cui scaturisce un'azione collettiva o, se isolata, che agglutina intorno a sé consenso.

A tarpare le ali della liberazione sessuale non sono più la censura o la morale bigotta degli anni Cinquanta e Sessanta. Non più il divieto, scritto nelle leggi o in regole di buona condotta tramandate dalla tradizione patriarcale. Piuttosto, un'attenzione confusa al proprio corpo e alle relazioni in cui si esprime, uno sguardo distratto da altre priorità: la forma esterna del corpo, la sua adeguatezza agli standard estetici, il corpo-marchio. E la difficoltà a condividere paure e domande.

Forse possiamo vedere l'autodeterminazione non solo come diritto, ma anche come ricerca. O una filosofia che, in quanto tale, vuole l'accento sul percorso, sulla domanda, sulla strada, piuttosto che sulla meta, sul risultato, sulla risposta.

Eleonora Cirant

Maggio 2011

(1) Art. 12 - Qualora il medico accerti l'urgenza dell'intervento a causa di un grave pericolo per la salute della minore di diciotto anni, indipendentemente dall'assenso di chi esercita la potestà o la tutela e senza adire il giudice tutelare, certifica l'esistenza delle condizioni che giustificano l'interruzione della gravidanza. Tale certificazione costituisce titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento e, se necessario, il ricovero.

(2) Art. 6 - L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:
a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

(3) Art. 8 - Il certificato rilasciato ai sensi del terzo comma dell'articolo 5 e, alla scadenza dei sette giorni, il documento consegnato alla donna ai sensi del quarto comma dello stesso articolo costituiscono titolo per ottenere in via d'urgenza l'intervento e, se necessario, il ricovero.

 
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