Stereotipi e inconscio maschile PDF Stampa E-mail
rubriche - Bolle di sapone

In un'epoca orfana di riti di passaggio dalla pubertà all’età adulta quali sono gli stereotipi di genere a cui fare riferimento? Possiamo considerare gli stereotipi maschili appresi attraverso la letteratura, film, serial dei pattern sui quali modelliamo sentimenti, scelte? Oppure sono degli “occhiali” che ci possono far intravvedere realtà prossime e venture che col passare del tempo diventano tasselli misteriosi della nostra interiorità?
Contaminata dalle domande riflessive della rubrica “ Daddy’s for ever” trovo stimolante segnalare due letture che con scritture differenti ci introducono all’inconscio maschile: "Ritornano le Tigri della Malesia", romanzo dello scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II, e “L’interiorità maschile”, di Duccio Demetrio.

 

Accompagnata dalla frase “Solo l’inconscio è democratico” di Philip José Farmer con la quale Paco Ignacio Taibo II, per onorarne gli insegnamenti, avvia la sua prosa, sono introdotta ad un pastische salgariano frutto della passione dell'autore bambino per i libri di avventura e dell'autore adolescente per i polizieschi. Mi sono compagni di viaggio Victor Hugo, Emile Zola, Magellano, Conrad, Mutatuli, Russel, Malinossky e Robin Hood. Tra le Note introduttive e la postfazione traspare l’importanza di un padre che prendendo molto ironicamente il proposito del figlio di diventare scrittore non suggeriva letture ma abbandonava libri sul comodino del figlio e alla sua curiosità.

 

 

Si narra nel libro degli attacchi alla vita degli amici, ai beni e alla vita  stessa del portoghese Yanez de Gomera e al principe malese Sandokan. Sono attacchi messi in atto da una misteriosa forza maligna che si manifesta attraverso una nebbia verde che lascia dietro di sé una scia di cadaveri. I due vecchi pirati sono allora costretti a richiamare a raccolta le Tigri della Malesia per intraprendere quella che si presenta come una vera e propria discesa agli inferi. La più pericolosa delle loro avventure sarà condotta su un imbarcazione che porta il nome di "La Mentirosa".

Percorro con fanciullesca sorpresa le 351 pagine ed è un mondo al maschile che si dipana, è il mondo del codice etico della Tortuga e dei tre moschettieri sotto esotiche spoglie. Ma avventura e stupore è anche il gioco di rimandi letterari attraverso i quali percepisco quanto la passione infantile dell’autore per la lettura sia stata formativa sia per l’uomo sia per lo scrittore. Passione profonda che getterà un seme etico: quello della consapevolezza d’essere un bambino malaticcio sì, ma felice e privilegiato in una società discriminatoria e ferocemente repressiva per i bimbi della sua epoca. L’autore dichiara che sebbene sembrasse un libro di facile stesura, non lo è stato affatto ma dichiara di essersi divertito, augurio che fa a tutti noi. Personalmente ho ritrovato il gusto delle letture proibite alle bambine della mia generazione dove si consigliava “Piccole donne crescono” per fortuna, grazie alla complicità di un bibliotecario, ho rubato il piacere del mistero attraverso “ Zanna bianca, “ I Figli del Capitano Grant” e “Ventimila Leghe sotto i mari” trovando conferma, come viene scritto in questo libro, che “Non è la letteratura che deve imitare la vita, è la vita che deve imitare la letteratura”.

Quasi lo si potesse considerare una cartina al tornasole il saggio di Duccio Demetrio “L’interiorità maschile” apre la lettura con una dedica esortativa alle donne: “A tutte le donne che ci aiutano a interrogare la vita interiore, senza fare troppe domande alle nostre solitudini”. E subito sono avvolta dalle parole depositate da Luce Irrigaray in un saggio pubblicato nel 1993 da Bollati e Boringhieri dal titolo “Amo a te” metto in grassetto la lettera “a” nello spirito del breve saggio dove si sviluppa il tema di come sia imperativo per entrambi i generi di “disporre di un luogo di pensiero , rappresentato da questo a: un pensare a te, a me, a noi, a ciò che ci unisce a ciò che ci allontana, all’intervallo che ci permette di divenire, alla distanza necessaria per l’incontro. A te: pausa per passare dall’affetto, allo spirituale, dall’interiorità all’esteriorità”.

E’ di questa pausa che Duccio Demetrio ci parla nel suo saggio. E’ intorno a questa pausa, così difficile da sostenere e cercare da parte del genere maschile che si interroga  trasformandola in una meta-riflessione sugli uomini miti, sulle inquietudini e i pallori degli uomini e i maschi bellicosi, prevaricatori, divorati dalle smanie del potere. Afferma la volontà di voler scrivere  “Come uomo più che come maschio” e di voler porre agli uomini almeno una riflessione quella che può sorgere dalla domanda: “Da dove nasce l’imperativo che detta la scrittura di un distinguo bizzarro come quello tra Maschi e uomini? Apre alla lettura del primo capitolo una questione cruciale e dirimente: “Maschi e uomini – Una specie interiore?”. Essa diventa un filo conduttore per riflettere sui modelli maschili e sui ritratti di uomini inediti. Ritratti scritti con sensibilità virile invitante(gli uomini) a cercare nella solitudine di oggi, l’eroe poco loquace nascosto in loro.

Quale educazione sentimentale, emotiva, cognitiva, sensuale, sessuale riceve un giovane uomo? “Per i maschi, l’esistere coincide on il fare. Se così non fosse, a che pro essere? Se ti fermi, per loro non sei nessuno, in un istante ti sbalzano dalla scena del mondo. Se i maschi non hanno a portata di mano un antagonista, lo vanno cercare. Lo stanano con ogni mezzo. Lo inventano…. I maschi hanno sempre bisogno di una preda, da mettere nel carniere o alla berlina.”p.27 /L’interiorità maschile/. E’ questo il legame che impedisce agli uomini di denunciare con maggior vigore l’arroganza, gli abusi di potere, il disprezzo dei propri simili, verso le donne? oppure vie è da portare alla luce questioni maschili più complesse collegate alla fatica di avere una memoria,al custodire intimità, alla cura di se stessi nel coltivare quella sensibilità per quanto della vita non riusciamo sempre a comprendere (qui inteso anche nella sua accezione di contenere). Fatica pazientemente coltivata da uomini miti, da chi antepone il pensiero al fare o coltiva ideali che non si collegano alle frenesie di arrivare primi e all’ideologia del presente. Afferma Duccio Demetrio: ”Non si contano le vittime del mio sesso che hanno pagato cara la volontà di non soccombere inermi alle violenze, alle ingiurie, al disprezzo degli altri maschi. Soltanto perché dello stare al mondo, hanno, ben altra opinione. Mossi da interessi che non misurano un proprio pari in base all’utile che ne possono ricavare; attratti da ciò che non si può comprare, affascinati dai piaceri visionari dell’utopia.” p.12 /L’interiorità maschile/

Segnalo il video dell’incontro del 31 marzo 2011 con Duccio Demetrio allo Spazio Tadini di Milano. Si parla del "vivere con filosofia" e dell'ultimo libro del docente "L'interiorità maschile, le solitudini degli uomini" http://www.siamodonne.it/siamodonne/2011/04/video-intervista-a-duccio-demetrio/

Marina Mariani

Maggio 2011

 
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